I Pilastri Del Mondo

Il risveglio

Un sibilo. Una capsula di materiale alieno alla terra si socchiuse.
Lentamente una mano di dimensioni fuori dal comune di un colore avorio semitrasparente si appoggiò su un bordo. Sempre lentamente, come se non sapesse ancora bene come muoversi una creatura umanoide si levò da un sonno innaturale, completamente glabra e dello stesso innaturale colore delle mani, interrotto solo da alcune venature pulsanti color oro che sembrano brillare ad ogni pulsazione cardiaca.
Mordecai si chiamava.
Appena fuori dalla capsula, simile ad un sarcofago, iniziò a guardarsi intorno, notando altre sette capsule ancora sigillate. Istintivamente si avvicinò barcollando verso quella più esterna. Sapeva che lì si trovava il suo gemello Oscarius.
Dopo pochi istanti tutte le capsule iniziano ad aprirsi, tranne due, quella di Oscarius e quella all’altra estremità.
Mordecai le assestò alcuni colpi con la mano e con un sibilo che se umano avrebbe potuto sembrare scocciato si schiuse, ridando alla vita il fratello. Uno dei fratelli, per essere precisi, infatti erano tutti fratelli, divisi in coppie di gemelli.
Anch’egli aveva il corpo venato di linee pulsanti, ma questa volta il colore era di un vola talmente scuro da sembrare nero.
Presto tutti furono in piedi. Si fissavano gemello con gemello, con l’unica eccezione dell’essere dalle venature blu, Aidraugh che con una mano sfiorava l’unica capsula chiusa. Sapeva che non si sarebbe aperta, ma non ne conosceva la ragione.
Gli altri iniziarono ad osservare l’ambiente che li circondava: si trovavano in una ampia sala circolare interamente scavata nel ghiaccio. Al centro si trovava una pozza piena di un liquido oleoso, scintillante e dal colore iridescente, che sembrava fatto di energia pura. Era alimentata da un debole flusso proveniente da ogni sarcofago, dove da ogni sarcofago usciva un liquido simile ma del colore delle vene di chi lo abitava. Su un angolo della stanza si trovavano dei 6 cadaveri, di cui uno completamente carbonizzato e dietro di loro una porta, sempre di ghiaccio.
Oscarius si avvicinò alla pozza ed accorgendosi all’improvviso di essere divorato dalla sete e dalla fame iniziò a berne, sentendosi subito ristorato. Presto anche gli altri lo imitarono e Varel l’essere dalle venature verdi, perquisendo alcuni dei cadaveri prese delle boccette e le riempì del fluido.
Oscarius ormai sazio fece lo stesso, trovando sull’unico corpo non perquisito circa il doppio delle boccette, di cui la metà piene di liquidi dall’odore acre.
Ormai sazi terminarono di analizzare i cadaveri ed il loro equipaggiamento, recuperando dell’equipaggiamento e delle armi.
Decisero quindi di avvicinarsi alla porta che si aprì automaticamente, introducendoli in una stanzina di ghiaccio, in cui potevano stare solo stringendosi. Oscarius grazie ad una strana ispirazione riuscì ad attivare un arcano meccanismo che fece scendere la stanza, rivelandola essere un’ascensore. La discesa dura molto a lungo ed una volta in fondo si rendono conto di essere scesi per migliaia di metri.
Si trovavano ora al centro di una piazza semicircolare, con il lato dritto che dava sul fianco di una montagna, cui era appoggiato l’ascensore, senza binari o cavi che lo trasportassero.
Dal lato curvo invece si diramavano otto vali che tagliano in spicchi di uguale ampiezza una città completamente deserta ed abbandonata. Lo sguardo era incredibilmente interrotto in qualunque direzione da solide pareti di roccia. Si trovavano dentro una montagna, una montagna per metà completamente cava!
Senza alcuna indicazione su quale fosse la via migliore il gruppo si avviò lungo una strada scelta a caso. Dopo pochi minuti di cammino si imbatterono in una scia di sangue. Immediatamente allarmati iniziarono a seguirla, per scoprire poi un corpo accasciato sul muro di una casa diroccata.
Subito Atraphos e Varel si precipitarono a soccorrerlo, guarendo grazie a poteri magici innati la povera creatura.
Questa si rivela essere un umano, razza sconosciuta ai Pg.
Non appena ristorato si presentò come Caio , membro di un gruppo di suoi simili noto come Resistenza e subito esortò il gruppo ad uscire al più presto dalla montagna. {scritto da Oscarius}

Da Caio capiamo una destinazione, che una buona vista ci fa rivelare una qualche tipo di attività di creature.
Raggiungendo il luogo notiamo che sono tutte creature “Umano” come il nostro momentaneo protetto, ma ci viene rassicurato che sono tutti li per aiutare noi, noi che sentiamo questa terra così vicina e così sconosciuta.
Grazie alla nuova compagnia ci issiamo su una parete di ghiaccio e dalla sua sommità notiamo una specie di accampamento frettoloso composto da tutti questi esseri.
Apprendiamo che noi siamo la prenda una certa setta/congrega e dobbiamo scamparne.
Ci vengono fatti notare dei strani mezzi di trasporto trainati da bestie più piccole ma più pelose, tutte in fila in attesa.
Uno di noi si avvicina ad una di queste bestie e sembra stringerne una sottile amicizia, come se fossero della stessa razza.
Capiamo che sono una razza chiamata “Cane”, e che gli umani sono degli stupidi, buono a sapersi.
Intraprendendo questo viaggio su queste “Slitte”, come ci viene detto, veniamo assaliti alle spalle da delle persone in groppa a strani animali di fattura metallica.
Dopo averli combattuti, e ovviamente uccisi, ci viene sottolineato che siamo in pericolo da elementi del genere.
Riprendiamo il viaggio e arriviamo davanti ad un’ampia visione di una specie di terreno viscoso e liquido, blu scuro a vederlo, ma infinito verso l’orizzonte.
Su di esso vi era una grande costruzione galleggiante, con alti pali e teli attaccati ad essi.
Una “Nave”, grazie alla quale saremo portati via da questo desolato territorio.
Notiamo che i suoi occupanti stanno ripulendo la struttura da altri corpi co-razziali, e ci viene spiegato con parecchia difficoltà la diversità di elementi buoni e altri cattivi, durante un pasto umano.
Da questo deduciamo a nostre spese che non gradiamo le vivande umane. Uno di noi illumina una posata, facendola risplendere come fosse un piccolo sole, e io provo a fare lo stesso con mio fratello e, sfortunatamente per lui, funziona.
Io e mio fratello che le diamo.
Passano i giorni e io ho passato parecchio tempo con un umano con il ruolo di “Timoniere”, apprendendo vasti segreti sulla navigazione, l’orientamento notturno e navale e l’utilizzo di vele e sartìe della nave.
Io e mio fratello, dal nulla ma con un po’ di concentrazione, riusciamo a trasformarci in esseri totalmente uguali agli umani, e mi compiaccio della lunga barba/pizzo di cui sono dotato.
Veniamo cammuffati di tutto punto per non essere riconosciuti e ci avventuriamo per una valle in direzione di un centro abitato di nome “”/wikis/mariland" class=“wiki-page-link”> Mariland“.
Vi giungiamo nei pressi e, non senza difficoltà, ci avventuriamo nella rete fognaria per accedervi indisturbati.
Sono cunicoli e condutture molto bui, abbastanza da dover utilizzare di nuovo il potere della Luce per illuminare la via, e molto sporchi, nonchè puzzolenti.
Dal nulla un nostro compagno viene attaccato da una bestia di non troppo piccole dimensioni, e a nostra volta lo incalziamo, maciullandolo come una bestia, quel che è.
La vittima dell’imboscata ferale viene ferito in modo significativo, ma, grazie ad un mio potere particolare, sedo la sua sofferenza e lo riporto sano come in origine,
Alla fine del cunicolo ci ritroviamo in presenza di altri umani, in attesa del nostro arrivo, ma veniamo ammanettati e incappucciati per motivi di sicurezza.
Quando ci viene tolto il cappuccio siamo al cospetto di molte persone, ma con un sottofondo di continuo brusio e parlottio.
Mentalmente sento scurrilità e oscenità provenienti da mio fratello a causa del brusio ed essendone pure io parecchio urtato impongo con la voce il silenzio, guadagnandolo, a parte una singola voce polemica che rischia tutta la violenza che gli si può attribuire.
In un momento di distrazione io e mio fratello ci trasformiamo in umani per poi ritornare nella nostra forma, tutto allo scopo di sfilarci le manette, ma nascondendo il fatto.
Veniamo poi redarguiti sul fatto della nostra partecipazione ad una Resistenza al potere politico attuale, accettandone l’appartenenza.
il tutto dialogando con un figuro che dava l’aria di essere il comandante della situazione.
Andandosene, ci viene poi indicato un uomo che sarà poi il supervisore della nostra crescita.
Con fare soddisfatto io e mio fratello consegnamo le manette, ancora chiuse ma inutili. L’uomo ride e chiede una presentazione.
Da me proviene il nome ”/characters/mordecai-1" class=“wiki-content-link”>Mordecai, da mio fratello Oscarius, e poiAtraphos, poi Aidraugh,Hui Guang e Berilr. Da uno non proviene nome. {Scritto da Mordecai}

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La città di Mariland

Ci siamo lasciati l’ultima volta al cospetto di un precettore della Ribellione, Josef.
Costui, dopo averci spiegato poche cose, ci propone un bel sonno ristoratore ben accettato dal gruppo.
Vengo poi svegliato da uno dei miei compagni, di cui non conosco ancora il nome, venendo avertito della presenza di umani al di fuori dell’ingresso della nostra stanza, un antro spazioso riservato a noi dalla Resistenza all’interno dei bassifondi della base nel Mariland.
Tutti svegli, facciamo in modo di capire chi si trova all’esterno e mio fratello Oscarius scorge dalla finestra appannata massimo una decina di figure umanoidi, le quali confabulano su quanto pericolosi siamo.
intimiditi a dovere, se la danno a gambe senza fare ritorno. Possiamo così goderci il resto della nottata.
La mattina seguente vegliamo svegliati dal bussare alla porta di Josef, il quale ci scorta in un ampio refettorio con lunghi tavoli diversamente affollati.
Dopo uno scambio di occhiate con i presenti, ci ritroviamo soli a tavola con il nostro precettore, il quale viene rimproverato da me della scarsa disciplina tra i ranghi della resistenza.
Saltato questo penoso momento e l’ancor più penoso tentativo di ingerire cibo umano, mostriamo a Josef lo strano decaedro trovato al nostro risveglio. Tra bestemmie e blasfemie, ci viene ritirato e descritto come un trasmettitore di posizione, reale pericolo per la base della Resistenza. Scusa!
Ci viene descritto poi il nostro più prossimo impiego nell’aiutare la Ribellione. Ci viene descritta la situazione attuale, dove abbiamo bisogno di particolari badge per essere più autonomi.
Questi vanno rubati ad una cella imperiale del Mariland, interessante.
Saremo poi aiutati da una ragazza molto attraente e sicura di sè, scoprendo che è anche la sorella del caro Caio.
Ci mettiamo subito in marcia!
Percorrendo i bui anfratti delle fogne e dopo una non troppo lunga scarpinata guidati da Ippolita, la tizia, fino ad una scaletta a pioli che porta verso l’alto, chiusa da un tombino… Aperto con parecchi sforzi dal caro confratello, lui e Oscarius si riversano fuori, trovandosi in una strada, decisamente ben illuminata e con una pattuglia di automi che si allontana.
Qui il mio caro fratello scopre che può diventare una fonte di ombra per se e per i suoi alleati, in questo caso noi… Tento a mia volta di salire la scalinata ma una pattuglia si avvicina a noi, notandoci, o notando un’ombra che si muove tra la luce… ok.
Velocemente ne usciamo tutti e scappiamo via, seguiti dalle guardie metalliche. Perse le nostre tracce ci avviamo verso uan costruzione e, salendone le murate, ci ritroviamo affacciati in uno spiazzo chiaramente pattugliato.
Ippolita,notando i miei metodi discutibili nel distrarre le guardie, ci consegna un pacchetto, dicendo di applicarlo su una delle porte del posto, per poi lanciarsi urlando sul piazzale.
Approfittiamo del diversivo e appiccichiamo questo pacchetto alla porta. Istintivamente lancio un incantesimo per ridurre i rumori forti, quindi la porta va in pezzi in una silenzisa ma enorme esplosione… ci affrettiamo all’interno.
Nella saletta dietro la porta notiamo una strana griglia luminosa che si muove lentamente.
Cercando di evitarla notiamo che non ne siamo stati capaci, grazie al tallone di un confratello. Ci affrettiamo temendo il peggio da quel raggi luminosi e saliamo, ricordando le parole di Ippolita sul salire all’ultimo piano.
Continuando ci ritroviamo ancora altre griglie, che vengono sistemate… Sciogli cardini di porte qui e sciogli cardini di porte lì raggiungiamo la sala protetta da una porta dai cardini resistenti all’acido, uff, quindi la sfondiamo.
ottimo, funziona! siamo dentro una sala dagli alti scaffali pieni di badge suddivisi per razze. Hmmm ne pigliamo parecchi di parecchie razze e li diamo alle fiamme.
Dopo un’azione del confratello sconosciuto senza particolare scopo e dopo aver rimediato a questa idiozia, veniamo assaliti da delle guardie-automa. Difendendoci e grazie alla copertura offerta da oscarius (e seguente rianimazione) arriviamo all’ultimo piano, dove Ippolita, tramite corda e rampino, ci crea una via di fuga.
Scappiamo ormai per i tetti alla bell’è meglio fino a che Oscarius sfonda qualche tegola malmessa e va a trovare una dolce coppia in camera da letto tramite un collegamento non troppo convenzionale.
Risolta pure questa rottura, continua la nostra corsa spericolata tra i tetti e una bellissima caduta a sacco di grano nel traversare un tetto velocemente corretta da una prova di destrezza fa rallentare il gruppo, ma niente di troppo lungo.
Finalmente, seminati gli inseguitori e raggiunto un pozzo, ci caliamo dallo stesso e ci incamminiamo trionfanti a casa.
Qui, prima di andare a riposarci, consegniamo i badge a josef, il quale si congratula del lavoro ben fatto.
Ci viene descritto come alcune razze di questi badge siano cancellati da una riga, segno che quella razza più non è.
Diamo fuoco ai badge dei caduti e andiamo a gustare il sonno meritato.

{scritto da Mordecai}

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L'Oracolo

Ci siamo lasciati l’ultima volta dopo aver bruciato i badge barrati.
Il giorno seguente siamo tornati al cospetto di Josef il quale ci consiglia caldamente di andare a parlare con un oracolo: esso sicuramente ci avrebbe saputo dire qualcosa in più sul nostro destino, inoltre l’atmosfera all’interno della città era ormai tesa a causa del nostro arrivo (anche perchè ignorantemente avevamo portato un dispositivo radio geo localizzante nella sede della ribellione).
Partiamo il giorno stesso attraversando nuovamente le maleodoranti fogne accompagnati da Caio. In comune accordo decidiamo di utilizzare un particolare mezzo volante (mongolfiera) recuperato dalla nostra fedele scorta in una casetta a qualche ora di cammino dalla città. Dopo aver atteso che si gonfiasse il pallone partiamo verso la direzione. Il viaggio procede per qualche giorno tranquillo, senza intoppi fino a quando io, Hui Guang, avverto l’arrivo di una tempesta, un sentimento istintivo… Una sensazione che non provavo da ere ma appena la percepì mi resi conto di quanto mi fosse familiare; lieto di essermi ricordato di questa capacità avviso un incredulo Caio che decide comunque di fidarsi: nulla può più stupirlo quando si tratta di noi ingegneri. Scesi a terra ci accampiamo stupendo Caio con la nostra abilità nel costruire tende.. Siamo i creatori di tutte le arti alla fine, doveva aspettarselo. La tempesta arrivò copiosa, carica di pioggia e proseguì per i giorni successivi costringendoci a viaggiare per mezzo delle nostre gambe. Durante la prima notte a terra i due di noi che stavano di guardia si accorsero di un gruppo di incursori che si avvicinava nascosto dalla pioggia intensa. Veniamo tutti svegliati silenziosamente.
Ci prepariamo alla difesa: Io mi occulto leggermente spostato rispetto all’accampamento e attendo nel buio. Oscarius e Berilr, imponenti nelle loro armature, si stagliano frontalmente al nemico seguiti dal resto del gruppo, difendendolo. Il party si trova di fronte un gruppo di creature umanoidi seguito da una più grossa e tozza che Caio ci rivela essere un ogre, grosso ma stupido. Arrivati a distanza di ingaggio io, come un’ombra, mi fiondo arrampicandomi agilmente sulle spalle dell’ogre piantodogli freddamente una mano nell’occhio destro. Nel frattempo i miei fratelli si occupano dei goblin, aiutati da Caio. Noto Oscarius in avvicinamento all’ogre.. Prontamente saltando giù dalle sue spalle lo trascino a terra preparandolo a ricevere il fendente che gli mozzerà la testa. Letale. Netto. Mi complimento per la precisione chirurgica di Oscarius, d’altronde è il più anziano di noi..
Terminato lo scontro andiamo a riposarci lasciando a Caio il compito di sistemare i cadaveri (dove troveremo dell’oro) ed occultarli per quanto possibile.
Dopo alcuni giorni di cammino arriviamo in vista di una casa bizzarra ed eccentrica, sviluppata in altezza e circondata da un giardino variopinto. Ci apre un vecchio arzillo e differente nei modi di fare rispetto a tutti gli altri umani che abbiamo incontrato fino ad ora, il suo nome è Sivorinus Lest. Dopo averci offerto un bevanda per noi stomachevole ci spiega di essere un oracolo: una persona che attraverso un particolare rituale riesce a creare profezie sulla vita delle persone. Detto ciò ci fa accomodare ad uno ad uno in un’altra stanza e ci sottopone a questo particolare rituale. Durante il rituale dopo aver preso la mia mano […].
Ognuno di noi ha avuto la sua profezia. Siamo tutti scossi e tesi come non mai dal nostro risveglio… Sento che presto alcuni di noi si allontaneranno.
La notte stessa Caio ci spiega che durante il viaggio ci ha osservati attentamente e che secondo la sua profezia noi saremo essenziali per riportare l’equilibrio e la giustizia nel mondo. Premesso ciò ci invita tutti ad entrare nella ribellione. Andiamo a dormire tutti scossi e pensierosi.. Non eravamo mai stati così silenziosi prima d’ora. Il giorno seguente abbiamo preso le nostre decisioni! Io, il mio gemello Berilr, [brex] e Atrapos abbiamo deciso che la scelta migliore in questo momento è accettare di far parte della ribellione seguendo il nostro destino all’interno, difesi e aiutati. Ma allo stesso tempo cercando di riportare giustizia in questo mondo traviato dalla piaga dell’impero. Mordecai ed Oscarius al contrario hanno deciso di allontanarsi da noi ed è mia personale opinione pensare che sia stato quest’ultimo a convincere il ben più mite e pacato fratello della luce. A niente sono servite le parole..
Anche Aidraugh ha deciso di andarsene da solo. Alla ricerca di se stesso… Il nostro fratello solitario. Dovrò riuscire a riunirci. Presto. Sono il fratello più grande rimasto nella strada che credo essere la più giusta. Ho bisogno di riflettere su tutto ciò.
Nel frattempo Caio ha gonfiato quella “mongolfiera” attraverso la quale riusciamo a tornare alla città, è un modo di viaggiare davvero rilassante e piacevole. È strana la lontananza dal resto dei fratelli.. Provo una nuova emozione che ora ricordo chiamarsi nostalgia. Avrei preferito non rimembrarla.
Rincontriamo Josef, anche lui arrabbiato per i nostri fratelli lontani. Presto incontreremo il capo della ribellione e con lui capiremo meglio come funziona questa complessa macchina rivoluzionaria.
Oscarius e Mordecai erano intenzionati a raggiungere la capitale dell’impero. Camminando raggiunsero un impianto di produzione imperiale nel quale venivano segati immagazzinati e spediti attraverso navi cargo carichi di legname.. Tutti i lavori pesanti all’interno di questa struttura erano eseguiti da gruppi di halfling schiavizzati brutalmente. Oscarius e Mordecai si diressero verso quella che sembrava una guardia annoiata del proprio lavoro e della sua bassa paga. Con modi scorbutici fece capire che previo pagamento in mo sarebbe stata felice di imbarcare illegalmente clandestini. Così avvenne. E fu così che inizio il loro viaggio divisi dai loro fratelli.

Aidraugh si trovò solo. Era in una terra sconosciuta che non sentiva sua.. A dire il vero sapeva che non avrebbe mai sentito sua nessuna terra. Nei giorni successivi al risveglio aveva provato delle sensazioni che gli avevano fatto intuire la sua reale appartenenza. In un primo tempo, durante la traversata in mare, credeva che quella euforia che provava fosse causata dalla nuova vita che gli era stata concessa. Con il passare dei giorni, sceso a terra, si rese conto di quanto si sbagliava. Lui era fatto per il mare. Il mare blu come il sangue che scorre nelle sue vene. Aveva bisogno di tornarci, di rientrare in quel liquido che sentiva parte di se. Per queste ragioni prese la decisione più sofferta della sua breve vita successiva al risveglio. Capì che era necessario per lui raggiungere il mare anche se questo poteva voler dire allontanarsi dai suoi fratelli.
Si incamminò verso ovest, una direzione casuale.. Era indifferente per lui. Era in un bosco quando sentì tutto attorno a lui passi cadenzati, l’impero. Doveva allontanarsi. Si sentiva braccato da tutti i lati. Improvvisamente sentì un bisbiglio chiamarlo: “Hey! Da questa parte!” proveniva da una piccola creatura diversa dagli umani che fino ad ora aveva visto. Non c’era tempo per le spiegazioni.. Non potendo altro che fidarsi lo seguì Tra la boscaglia. Quello che più tardi scoprirà essere uno gnomo chiamato Tub lo condusse all’interno di una casa in un albero dove lo ospitò e lo fece sdraiare su un letto.. Improvvisamente si rese conto di essere stanco, molto stanco. Erano molte ore d’altronde.. Prese subito sonno.
Il giorno seguente venne svegliato dal cinguettio allegro di uccellini e aprendo gli occhi si trovò davanti il volto sorridente di Tub il quale lo salutò. Dopo alcuni minuti di discorsi per lo più di commiato, Aidraugh gli parlo della sua intenzione di dirigersi verso il mare attraverso un torrente. Tub gli disse che era prima necessario chiedere il permesso alle ninfe che abitano i torrenti, lui lo avrebbe condotto da loro. Arrivati in prossimità di un corso d’acqua Aidraugh scorse in lontananza delle creature femminili bellissime. Era attratto da loro in maniera inspiegabile. Esse gli concessero di viaggiare attraverso il loro torrente così lui si tuffò in acqua.
Il linguaggio comune non possiede termini in grado di descrivere le molteplici sensazioni che Aidraugh provò quando, tuffandosi nel suo elemento, si trasformò in un pesce. È una sensazione indescrivibile la mutazione in un essere differente. Ora come non mai è ansioso di proseguire il suo viaggio e scoprire ciò che il destino gli serba.
{Scritto da Hui Guang.}

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L'inizio dei cammini

Dopo che i nostri ingegneri, al grido di “nessuno per tutti, ognuno per sé”, si sono separati, la vicenda è diventata parecchio incasinata: il solitario Aidraugh, accecato dalla sete, si è tuffato in acqua e si è trotizzato, i fratelli del crepuscolo Mordecai e Oscarius si sono diretti verso la capitale Altdorf, il resto del gruppo se n’è fregato ed ha continuato per la sua strada con la resistenza. Seguiamo le varie storie singolarmente.
Il buon Aidraugh (buono perché il pesce persico lo mangio addirittura io), novello della vita sottomarina, è caduto letteralmente nella rete di alcuni pescatori (pugnetto a loro, la pesca a strascico è vietata‼!). Dopo aver rotto le fila della rete trasformandosi subitaneamente in umano, anzi in ingegnere, è stato catturato dal pescatore Sampei; fortunatamente dalla sua forma squamosa ha ereditato anche l’agilità di un’anguilla ed è sgusciato nuovamente in acqua. Nel fondo dell’oceano è stato avvistato da un drappello di Aventi, che nonostante il nome erano solamente una decina. La trasformazione tanto attesa si manifesta ed è subito commentata con un “blob blob blob”. In qualche modo impara il linguaggio Aquan e così viene a sapere di una città sommersa, conquistata dai malvagi Sahuagin. Nel profondo del suo cuore meccanico, il nostro eroe sa che tornerà a rivendicare l’Atlantide ingiustamente presa insieme anche alla sua famigliola di fratelli. Trovato un drappello di lucertole sahuagin, che viene spazzato via velocemente: la classe non è acqua!
I fidi Mordecai e Oscarius sono arrivati nella capitale. La prima cosa che cercano è un’alchimista che sappia ricreare l’ambrosia, cibo degli ingegneri. Trovano l’eccentrico negozio Safarà, gestito dal gallianico signor Hamlin. Dopo un po’ di contrattazioni ottengono la divina bevanda. Il giorno successivo, però, il posto in cui era presente la bottega è murata: la crisi non risparmia proprio nessuno! Per guadagnare un po’ di contanti i fratellini fanno i gladiatori nell’arena. Mentre Oscarius mulina il suo gladio illegittimo (alias spada bastarda) a destra e a manca, un avversario lo manca e l’altro nemico, venendo trafitto, viene a mancare anche lui. Il tutto durante la performance da mimo di Mordecai, che non può rivelare di aver aiutato il consanguineo, anzi il circuitineo, lanciando incantesimi. Vinta la battaglia, incassano il premio e sono pronti ad altre avventure.
I fantastici quattro invece sono rimasti con la resistenza. L’ardua scelta per decidere quale missione accettare termina con la decisione più remunerativa: l’assassinio di un inquisitore che stava sterminando gli elfi silvani. Dopo essersi fatti accompagnare da Ippolita, un po’ acciaccata e triste da non si sa quale missione, sono arrivati al bosco fitto fitto. Nel villaggio è arrivato il tramonto e con lui la truppa inquisitoria: un ometto, una ventina di golem e degli elfi, morti o morenti. Si preparano per il giorno successivo: appena l’inquisitore parte viene pedinato. Il bravissimo Atrapos fa da esca e allontana il focoso ometto dalle guardie metalliche, il monaco Hui Guang fa da bersaglio per le mazzate dell’inquisitore e il ranger, appostato sugli alberi, fa la parte dell’arciere, distruggendo a frecciate il caro prete. E l’aspetto della terra? Boh, li aspetta! In ogni caso l’uomo viene ucciso, saccheggiato e nascosto nudo in un cespuglio, con i galanti auguri di essere sodomizzato da morto da un cumulo strisciante, così impara quello stronzo‼ Tornati al villaggio i nostri eroi liberano i due elfi ancora imprigionati e così il ranger si trasforma in una creatura boschiva. In elfo, non in cumulo strisciante, malfidenti!
{Scritto da Atraphos} (Nota da Mordecai, non vogliatemene, questo riassunto fa venire la pelle d’oca anche a me, ma non posso mettermi a tradurlo, senza contare che non so se ne sarei capace senza un dizionario pinto-mondo, mondo-pinto)

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Il ritorno di un fratello

Dopo l’assassionio dell’inquisitore, Berlir, Varel, Atraphos e Hui Guang scappano dal sito dove hanno abbandonato il cadavere, dopo averlo decentemente spogliato dei suoi averi e dai suoi vestiti, e liberati i prigionieri elfi, finchè non sentono il cuore esplodergli nelle membra.
Intanto l’ormai folto gruppo parla dele proprie disavventure e gli elfi descrivono come l’inquisitore perseguitava le loro famiglie e le loro comunità e che vogliono assolutamente tornare tra i loro compagni.
Così il nostro gruppo di fratelli invoca l’aiuto degli elfi a fianco della Resistenza, la quale ha bisogno di elementi come loro alla causa, ma questi sono troppo pochi e disorganizzati per accettare in tempi brevi, ma si faranno sentire più avanti nel tempo.
Il primo contratto è allora terminato ed è tempo di adempiere al secondo. Ci si dirige verso sud, con destinazione una radura dove sta venendo costruita una lunga ferrovia, molto mal vista alla Resistenza.
Nelle non troppo prossime prossimità si ritrovano all’interno di un fitto bosco, con alberi secolari, testimoni di lunghi anni passati. Facendo ciò però risvegliano un’antica creatura nota con l’appellativo razziale di Trent, in sostanza un albero vivente.
Questa creatura boschiva chiede dunque il motivo della visita del gruppo, con una particolare aggressività nella voce, ma viene tranquillizzato in quanto il gruppo è incaricato di distruggere la ferrovia, che sta rovinando tutte le boscaglie. così dicendo i nostri avventurieri si guadagnano la cortesia del seclare personaggio.
Si offre di portare in spalla i quattro fratelli fino al limitare della foresta, il più vicino possibile alla ferrovia, per poi augurargli di farla pagare a chi distrugge e rovina i boschi.
Quindi il gruppo si dirige verso il sito di costruzione ove la ferrovia termina in attesa di essere costruita oltre, ed è calata la notte. Si nota che l’accampamento è densamente pattugliato da automi, segno che è tutto appaltato dalla magocrazia tanto odiata.
Purtroppo bisogna lasciare indietro due fratelli, Berlir e Atraphos, in quanto potrebbero rovinare questa missione furtiva. Quindi Hui Guang e Varel si dirigono verso una delle abitazioni dell’accampamento. All’interno trovano tanti operai, presumibilmente gli addetti ai lavori e per questo gli viene risparmiata la vita, in quanto sotto lo schiavismo imperiale.
Escono all’esterno dirigendosi verso il centro dell’accampamento, dove trovano un imponente vagone corazzato, accessibile soltanto dall’altro da una robusta botola.
Provano ad aprirla, ma è veramente corazzata, e dotata di autodifese, infatti i due fratelli ricevono una scarica elettrica emanata dalla botola stessa.
Notata a coriaceità del vagone, si dirigono verso le abitazioni più lussureggianti alla ricerca di una sorta di casamatta o presidio degli ufficiali; raggiungono invece una casa molto più adorna delle altre.
Qui vengono raggiunti da Berlir e Atraphos, privilegiati da un incantesimo del silenzio, e si introducono nella casa.
Non si sa perchè, ma il gruppo decide di sfondare la porta di una delle molte stanze presenti, ritrovandosi in un dorminorio per due persone, vagamente umanidi. il risultato di tutto è lo scatto dell’allarme.
Devono ammazzare velocemente queste creature nel sonno, ma sciti dalla stanza se ne ritrovano altri quattro già in piedi, anche se sonnecchianti. Con gesta valorose, vengono falcidiati i nuovi arrivati e il gruppo accorre al piano di sotto, sentendo una chiusura automatica pressurizzata delle porte e delle finestre. Vengono assaliti da una valanga di quelle creature, di certo non umane!
Un clangore di metallo desta il gruppo dagli assalitori, e con uno sbuffo d’aria compare un’enorme automa da dietro una delle porte sigillate; sembra la fine ormai.
Un’esplosione inaspettata sfonda un muro adiacente, e da esso compare il caro Aidraugh, da tempo non visto, che scaglia una poderosa arma, uo sfavillante tridente, dritta alla fronte dell’automa, il quale esplode in un tripudio di elettricità.
Dietro Aidraugh compare Caio, il quale viene ben accolto. Nel frattempo Hui Guang ispeziona i resti dell’automa e con molta dedizione trova un materiale molto raro, della Warpietra!
Non rimane molto tempo, il gruppo rinfoltito torna nella zona centrale del sito di costruzione e, non potendo fare nulla contro il colosso del vagone, piazzano dell’esplosivo sotto la locomotiva, facendola saltare dopo essere fuggiti via, avendo inferto un grave colpo all’impero.
Ormai distanti, Caio si congratula con il gruppo per l’eccellente lavoro svolto e riabbraccia ognuno degli ingegneri che col tempo gli sembrano più vicini. Poco dopo, Aidraugh riassume le sue avventure che sono nascoste ai suoi fratelli.
{Scritto da Mordecai}

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La cripta

Mordecai e Oscarius, dopo un sonno ristoratore a seguito dell’incontro all’arena, verso sera tarda si dirigono verso quelle che sono le vecchie spoglie dell’antico tempio di Altdorf.
Il piccolo viaggio avanza tranquillo a parte un controllo delle autorità, deviato molto bene, che li rallenta di pochi minuti.
Il tempio appare sbarrato e modestamente pattugliato dall’esterno, anche se si tratta di guardie di pattuglia, non guardiani del tempio stesso.
Dopo un momento passato a ponderare sul da farsi di fronte alla porta sbarrata, Mordecai scioglie con l’acido la serratura della porta mentre Oscarius scardina le sbarre.
Entrati finalmente, richiudono la porta.
Gli si para davanti l’antro di un grande tempio che trasuda bellezza dimenticata e trascurata, ma pur sempre imponente.
Dopo ricerche, i fratelli non trovano nulla a parte una porta dietro la quale si respira un’aria chiusa e stantia da parecchio tempo.
La marcia procede in questo anfratto lungo, come un corridoio, fino a quando Mordecai non viene attaccato da una orripilante bestia artigliosa che sporge dal muro.
Dopo un combattimento aspro ma veloce, Oscarius raccoglie un campione di sangue della bestia, degna di nota grazie alle sue qualità rigenerative, e poi proseguono nel corridoio, a marcia rallentata a causa delle ingenti ferite di Mordecai.
Si ragiunge uno spiazzo nella è stanziata una chiesetta molto tendente ad assomigliare ad una rovina più che ad un rudere e l’emozione di Mordecai sale di parecchio.
Entrati, oscarius e Mordecai incappano in una trappola molto ben congeniata, che li rallenta non poco, ma grazie alle astuzie di Oscarius si salvano anche da questa.
All’interno della piccola cappella, Mordecai si sente avvolgere da uno strano fulgore di luce e questa luce proveniente dal pavimento, o da Mordecai stesso, disegna delle incisioni in un linguaggio arcaico, conosciuto dai fratelli essendo nella loro lingua madre.
Da indicazioni riguardo un manufatto, l’Annulus, e di come è stato trasferito alla caduta dell’avatar della luce, Luthor Sigmor. Tutto poi sparisce come nulla fosse.
I fratelli vengono poi attirati da dei passi in avvicinamento, numerosi passi, e si acquattano in un ancolo buio per sfuggirne. Si tratta di una decina di uomini, svogliati e non troppo disciplinati, i quali sono turbati dalla trappola ormai inattiva e per via di strani simboli alle pareti precedentemente redatti dal lungimirante Oscarius.
A tutta questa scena si aggiunge la voce alterata e amplificata di Mordecai, che mette in fuga la marmaglia. Ora bisogna sbrigarsi, è il pensiero comune.
Vengono fatti su dei libri di storia, teologia e araldica, ma i fratelli hanno il buon senso di tornare indietro sui loro passi invece di dirigersi verso l’uscita più vicina, Mordecai forse non sarebbe sopravvissuto ad un altro incontro.
Passa una mezz’ora e i gemelli si coricano.
Svegliatisi, la prima direzione è verso Hamlin e il suo negozio, con il quale Oscarius e Mordecai intraprendono una piacevole conversazione con il personaggio.
Con estrema riluttanza di Oscarius, Mordecai racconta, oltre a parte delle imprese del giorno prima, anche il lato che il fratello tiene nascosto.
Hamlin, soddisfatto, lascia importanti informazioni a Mordecai, dicendo che il bastone di Sigmor si trova attualmente a Penombra e la sua corona tra le montagne, rovine dei nani.
Fa dono a Mordecai di una pietra particolare, rilucente, descrivendola come inestimabile in un particolare momento futuro, il quale non viene rivelato. Oscarius, contrariato da tutte queste rivelazioni, prende un cofanetto contenente scorte di ambrosia per 50 settimane ordinato giorni addietro ed esce salutando, forse un po’ troppo bruscamente.
Mordecai saluta molto calorosamente il curioso Hamlin, rivedendo in lui un esempio di persona, di una qualità indispensabile. Finisce delle trattative ed acquista dallo stesso un anello particolare, che aiuterà Mordecai nei futuri combattimenti.
I gemelli si ritrovano poi fuori dal negozio per decidere il da farsi, e fortunatamente la destinazione di Oscarius è la stessa di Mordecai, malcelando la gioia dei due di proseguire ancora assieme.
Diretti verso le porte della città, Mordecai acquista anche un’armatura da un botteghino, promettendosi di non patire più il dolore lancinante sofferto offetto dalla creatura del tunnel. Assieme si dirigono verso Kislev, nel nord, fianco a fianco, noncuranti e ignari che sono sotto l’occhio di una figura ammantata e snella piazzata sui bastioni alle loro spalle.
{Scritto da Mordecai}

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Le Rocche

A parte che per la coppia Oscarius – Mordecai, la famiglia di ingegneri si è riunita ed ha raggiunto le dimore dei nani, forte della scoperta di Dente di Kraken ed alla ricerca della leggendaria ascia ivi dispersa. L’accoglienza é fredda e sospettosa, lo scenario é il seguente: la città é vincolata all’ impero commercialmente, tuttavia i vari clan che la compongono sono divisi e riluttanti a consegnare ciò che resta dell’ antica ascia a Berilr. In particolare, due frammenti sono rispettivamente nelle mani dei clan Durfus (?) e Trohir, uno é consegnato come premio ad una gara di combattimento annuale, ed il restante é disperso all’ ultimo livello delle antiche miniere, disabitate da anni, poichè infestate da goblin ed altre creature. Si opta per cercare quest’ultimo e pertanto la compagnia si avventura lungo le antiche gallerie, affrontando dirupi, strani esseri di mercurio ed un indovinello finale; in ogni caso l’impresa riesce, portando a galla un altro mistero: proprio nell’ultima sala viene trovato un enorme tappo di materia oscura che con ogni probabilità, in seguito ad una visione avuta da Berilr, serve a tenere rinchiuso ciò che resta di un antico demone di nome Korn. Naturalmente si decide di tornare in superficie, sollevati anche dal fatto che anche Hui Guang e Berilr hanno scoperto le proprie forme alternetive, rispettivamente un avoral e un nano dalla pelle di pietra. Una volta usciti dalle grotte la gioia é ancora maggiore, quando la compagnia si vede consegnare spontaneamente i pezzi mancanti dell’antica arma; é tempo di recarsi alla forgia dell’infinito.

Nel frattempo gli altri due ingegneri hanno raggiunto la città di Penombra, trovandovi però una compagnia di drow al soldo dell’impero; ignorando i rischi Oscarius trova la magica corona che lo rende a tutti gli effetti re della città ma, una volta messo alle strette dai drow e dagli Occhi Invisibili giunti sul posto, é costretto a prendere una triste decisione, per aver salva la vita: essere condotto al cospetto dell’imperatore Mervin, abbandonando Mordecai e voltando le spalle alla causa in cui i suoi fratelli credono. Solo grazie ai prodigi del proprio scettro Mordecai riesce a fuggire indenne dalla città, e con il cuore colmo di rabbia e tristezza si dirige anch’egli verso le dimore dei nani, per proseguire la propria ricerca degli antichi manufatti. Durante il viaggio in treno si imbztte in un misterioso vecchio cieco, che sembra sapere più di quanto non dica, e si congeda con le seguenti parole: “ricorda che c’è del buono in tutti noi”. Ahimè, Mordecai non riesce a cogliere fino in fondo questo triste presagio.

Proprio nel momento della ricostruzione dell’antica ascia, Sventra giganti , Mordecai giunge in città e viene calorosamente accolto dai suoi fratelli, che tuttavia restano sconvolti dallamdipartita di Oscarius. Il tempo per festeggiare tuttaviamé breve, poiché inaspettatamente giunge sul posto una trafelatissima Ippolita, dicendo che dei soldati imperiali sono alle porte della cittá: la fuga é immediata ma purtroppo la compagnia viene intercettata subito fuori dal portone da 6 golem di ferro armati di cannone; proprio quando la schermaglia sembra volgere per il peggio, miracolosamente Oscarius giunge sul luogo dello scontro e grazie al suo nuovo potere, lo scudo d’ombra, riesce a concedere una tempestiva ritirata ai fratelli. Morendo valorosamente nel tentativo, finendo obliterato dagli obici del nemico. A stento i fratelli riescono a trattenere Mordecai, impazzito dal dolore e, con i volti rigati dalle lacrime, si mettono in salvo, conservando nel cuore quell’ultima immagine dell’oscuro, misterioso e controverso fratello, che tuttavia si oppose ad un destino che sembrava già scritto, guidato, anch’egli per una volta, dall’amore.
RIP OSCARIUS

{scritto da Aidraug}

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