I Pilastri Del Mondo

Il risveglio

Un sibilo. Una capsula di materiale alieno alla terra si socchiuse.
Lentamente una mano di dimensioni fuori dal comune di un colore avorio semitrasparente si appoggiò su un bordo. Sempre lentamente, come se non sapesse ancora bene come muoversi una creatura umanoide si levò da un sonno innaturale, completamente glabra e dello stesso innaturale colore delle mani, interrotto solo da alcune venature pulsanti color oro che sembrano brillare ad ogni pulsazione cardiaca.
Mordecai si chiamava.
Appena fuori dalla capsula, simile ad un sarcofago, iniziò a guardarsi intorno, notando altre sette capsule ancora sigillate. Istintivamente si avvicinò barcollando verso quella più esterna. Sapeva che lì si trovava il suo gemello Oscarius.
Dopo pochi istanti tutte le capsule iniziano ad aprirsi, tranne due, quella di Oscarius e quella all’altra estremità.
Mordecai le assestò alcuni colpi con la mano e con un sibilo che se umano avrebbe potuto sembrare scocciato si schiuse, ridando alla vita il fratello. Uno dei fratelli, per essere precisi, infatti erano tutti fratelli, divisi in coppie di gemelli.
Anch’egli aveva il corpo venato di linee pulsanti, ma questa volta il colore era di un vola talmente scuro da sembrare nero.
Presto tutti furono in piedi. Si fissavano gemello con gemello, con l’unica eccezione dell’essere dalle venature blu, Aidraugh che con una mano sfiorava l’unica capsula chiusa. Sapeva che non si sarebbe aperta, ma non ne conosceva la ragione.
Gli altri iniziarono ad osservare l’ambiente che li circondava: si trovavano in una ampia sala circolare interamente scavata nel ghiaccio. Al centro si trovava una pozza piena di un liquido oleoso, scintillante e dal colore iridescente, che sembrava fatto di energia pura. Era alimentata da un debole flusso proveniente da ogni sarcofago, dove da ogni sarcofago usciva un liquido simile ma del colore delle vene di chi lo abitava. Su un angolo della stanza si trovavano dei 6 cadaveri, di cui uno completamente carbonizzato e dietro di loro una porta, sempre di ghiaccio.
Oscarius si avvicinò alla pozza ed accorgendosi all’improvviso di essere divorato dalla sete e dalla fame iniziò a berne, sentendosi subito ristorato. Presto anche gli altri lo imitarono e Varel l’essere dalle venature verdi, perquisendo alcuni dei cadaveri prese delle boccette e le riempì del fluido.
Oscarius ormai sazio fece lo stesso, trovando sull’unico corpo non perquisito circa il doppio delle boccette, di cui la metà piene di liquidi dall’odore acre.
Ormai sazi terminarono di analizzare i cadaveri ed il loro equipaggiamento, recuperando dell’equipaggiamento e delle armi.
Decisero quindi di avvicinarsi alla porta che si aprì automaticamente, introducendoli in una stanzina di ghiaccio, in cui potevano stare solo stringendosi. Oscarius grazie ad una strana ispirazione riuscì ad attivare un arcano meccanismo che fece scendere la stanza, rivelandola essere un’ascensore. La discesa dura molto a lungo ed una volta in fondo si rendono conto di essere scesi per migliaia di metri.
Si trovavano ora al centro di una piazza semicircolare, con il lato dritto che dava sul fianco di una montagna, cui era appoggiato l’ascensore, senza binari o cavi che lo trasportassero.
Dal lato curvo invece si diramavano otto vali che tagliano in spicchi di uguale ampiezza una città completamente deserta ed abbandonata. Lo sguardo era incredibilmente interrotto in qualunque direzione da solide pareti di roccia. Si trovavano dentro una montagna, una montagna per metà completamente cava!
Senza alcuna indicazione su quale fosse la via migliore il gruppo si avviò lungo una strada scelta a caso. Dopo pochi minuti di cammino si imbatterono in una scia di sangue. Immediatamente allarmati iniziarono a seguirla, per scoprire poi un corpo accasciato sul muro di una casa diroccata.
Subito Atraphos e Varel si precipitarono a soccorrerlo, guarendo grazie a poteri magici innati la povera creatura.
Questa si rivela essere un umano, razza sconosciuta ai Pg.
Non appena ristorato si presentò come Caio , membro di un gruppo di suoi simili noto come Resistenza e subito esortò il gruppo ad uscire al più presto dalla montagna. {scritto da Oscarius}

Da Caio capiamo una destinazione, che una buona vista ci fa rivelare una qualche tipo di attività di creature.
Raggiungendo il luogo notiamo che sono tutte creature “Umano” come il nostro momentaneo protetto, ma ci viene rassicurato che sono tutti li per aiutare noi, noi che sentiamo questa terra così vicina e così sconosciuta.
Grazie alla nuova compagnia ci issiamo su una parete di ghiaccio e dalla sua sommità notiamo una specie di accampamento frettoloso composto da tutti questi esseri.
Apprendiamo che noi siamo la prenda una certa setta/congrega e dobbiamo scamparne.
Ci vengono fatti notare dei strani mezzi di trasporto trainati da bestie più piccole ma più pelose, tutte in fila in attesa.
Uno di noi si avvicina ad una di queste bestie e sembra stringerne una sottile amicizia, come se fossero della stessa razza.
Capiamo che sono una razza chiamata “Cane”, e che gli umani sono degli stupidi, buono a sapersi.
Intraprendendo questo viaggio su queste “Slitte”, come ci viene detto, veniamo assaliti alle spalle da delle persone in groppa a strani animali di fattura metallica.
Dopo averli combattuti, e ovviamente uccisi, ci viene sottolineato che siamo in pericolo da elementi del genere.
Riprendiamo il viaggio e arriviamo davanti ad un’ampia visione di una specie di terreno viscoso e liquido, blu scuro a vederlo, ma infinito verso l’orizzonte.
Su di esso vi era una grande costruzione galleggiante, con alti pali e teli attaccati ad essi.
Una “Nave”, grazie alla quale saremo portati via da questo desolato territorio.
Notiamo che i suoi occupanti stanno ripulendo la struttura da altri corpi co-razziali, e ci viene spiegato con parecchia difficoltà la diversità di elementi buoni e altri cattivi, durante un pasto umano.
Da questo deduciamo a nostre spese che non gradiamo le vivande umane. Uno di noi illumina una posata, facendola risplendere come fosse un piccolo sole, e io provo a fare lo stesso con mio fratello e, sfortunatamente per lui, funziona.
Io e mio fratello che le diamo.
Passano i giorni e io ho passato parecchio tempo con un umano con il ruolo di “Timoniere”, apprendendo vasti segreti sulla navigazione, l’orientamento notturno e navale e l’utilizzo di vele e sartìe della nave.
Io e mio fratello, dal nulla ma con un po’ di concentrazione, riusciamo a trasformarci in esseri totalmente uguali agli umani, e mi compiaccio della lunga barba/pizzo di cui sono dotato.
Veniamo cammuffati di tutto punto per non essere riconosciuti e ci avventuriamo per una valle in direzione di un centro abitato di nome “”/wikis/mariland" class=“wiki-page-link”> Mariland“.
Vi giungiamo nei pressi e, non senza difficoltà, ci avventuriamo nella rete fognaria per accedervi indisturbati.
Sono cunicoli e condutture molto bui, abbastanza da dover utilizzare di nuovo il potere della Luce per illuminare la via, e molto sporchi, nonchè puzzolenti.
Dal nulla un nostro compagno viene attaccato da una bestia di non troppo piccole dimensioni, e a nostra volta lo incalziamo, maciullandolo come una bestia, quel che è.
La vittima dell’imboscata ferale viene ferito in modo significativo, ma, grazie ad un mio potere particolare, sedo la sua sofferenza e lo riporto sano come in origine,
Alla fine del cunicolo ci ritroviamo in presenza di altri umani, in attesa del nostro arrivo, ma veniamo ammanettati e incappucciati per motivi di sicurezza.
Quando ci viene tolto il cappuccio siamo al cospetto di molte persone, ma con un sottofondo di continuo brusio e parlottio.
Mentalmente sento scurrilità e oscenità provenienti da mio fratello a causa del brusio ed essendone pure io parecchio urtato impongo con la voce il silenzio, guadagnandolo, a parte una singola voce polemica che rischia tutta la violenza che gli si può attribuire.
In un momento di distrazione io e mio fratello ci trasformiamo in umani per poi ritornare nella nostra forma, tutto allo scopo di sfilarci le manette, ma nascondendo il fatto.
Veniamo poi redarguiti sul fatto della nostra partecipazione ad una Resistenza al potere politico attuale, accettandone l’appartenenza.
il tutto dialogando con un figuro che dava l’aria di essere il comandante della situazione.
Andandosene, ci viene poi indicato un uomo che sarà poi il supervisore della nostra crescita.
Con fare soddisfatto io e mio fratello consegnamo le manette, ancora chiuse ma inutili. L’uomo ride e chiede una presentazione.
Da me proviene il nome ”/characters/mordecai-1" class=“wiki-content-link”>Mordecai, da mio fratello Oscarius, e poiAtraphos, poi Aidraugh,Hui Guang e Berilr. Da uno non proviene nome. {Scritto da Mordecai}

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luca_semenzato

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